L’ESPERIENZA MARIANA DI DON BOSCO, SPECCHIO DELLA NOSTRA

Sr. Piera Cavaglià FMA - Roma, triduo di don Bosco 2022

1. L’esperienza di sentirsi custodito e protetto

«Come una vera madre, [Maria] cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio» (EG n. 286).

Don Bosco vive avvolto da una Presenza che l’accompagna e lo protegge. Nel sogno dei nove anni, sintesi della sua vita e della sua missione, Maria è la maestra che lo guida con tenerezza:

  • “mi accennò di avvicinarmi a lei”: è una madre che desidera l’incontro, apre al dialogo;
  • “mi prese con bontà per mano”: tiene per mano, in un gesto di maternità e sicurezza;
  • “guarda, mi disse.’ Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare”: gli affida i giovani perché li ama e li vuole guidare a Gesù trasformando la loro vita;
  • “Renditi umile, forte e robusto”. Maria indica le condizioni per la missione: e una solida formazione;
  • “mi pose la mano sul capo dicendomi.’ “A suo tempo tutto comprenderai! Maria lo apre alla speranza perché lei già intravede il futuro meraviglioso della storia.

Questa presenza insostituibile gli sarà maestra, guida e conforto fino all’ultimo istante di vita.

2. L’esperienza del lasciarsi guidare e accompagnare

Maria è per don Bosco una Madre che lo prende per mano. lo guida come maestra, gli indica il campo dove deve lavorare. Da parte sua don Bosco si impegna per tutta la vita a lasciarsi guidare. Ma questo non lo dispensa dal provare dubbio, smarrimento, incertezza. L’esperienza mariana è per lui un cammino in sua compagnia che lo rafforza nelle avversità caricandolo di nuova fiducia.
Dio “non vuole che camminiamo senza una Madre” (EG n. 285).

2.1. Una guida nei momenti di incertezza

Nell’esperienza del discernimento vocazionale Giovanni Bosco è angosciato nel non avere qualcuno che lo guidi: “Oh se allora avessi avuto una guida che si fosse presa cura della mia vocazione!”. Poi va a Chieri a confidarsi con Maria, la Madonna delle Grazie.
Si lascia guidare da Lei perché sa che il suo cammino è già tutto affidato alla sua tenerezza di madre, come gli rivela la sua mamma. «Quando sei venuto al mondo ti ho consacrato

alla Beata Vergine; quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la devozione a questa nostra Madre; ora ti raccomando di essere tutto suo».

In un’ora di forte preoccupazione per la vita dell’Oratorio, per non trovare il luogo dove radunare i giovani e per la precarietà dei mezzi (nel 1844), Maria l’accompagna e gli dà sicurezza:
“Una Signora, assai ben messa a foggia di pastorella, mi fece cenno di seguire ed accompagnare quel gregge strano, mentre ella precedeva”.
Don Bosco si lascia accompagnare, ma chi precede è Maria! Lei “sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti ed anche in quelli che sembrano impercettibili. È contemplativa del mistero di Dio nel mondo, nella storia, nella vita quotidiana di ciascuno e di tutti” (EG n. 288).
Dalla lettura attenta delle Memorie dell’Oratorio si deduce che quella di don Bosco è una “vita guidata da Maria” come egli stesso intenzionalmente fa notare.

2.2. Una presenza decisiva nella vita di don Bosco Fondatore

Vi è una speciale presenza di Maria nella vita di don Bosco soprattutto all’origine dell’opera salesiana: è Lei che, nell’anno della definizione del dogma dell’Immacolata (1854), gli fa incontrare Domenico Savio e più tardi Maria Domenica Mazzarello e le Figlie di Maria Immacolata. Pure coincidenze? Si possono considerare “preparazioni provvidenziali” dove Maria Immacolata è attivamente presente, come Colei che apre la strada alla Congregazione salesiana e all’Istituto FMA.
La fondazione — diceva don Pietro Brocardo – è un “un lavoro a due” tra don Bosco e Maria Ausiliatrice. È un fare le cose insieme, in una misteriosa ma reale cooperazione che porta frutti meravigliosi.
«Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo fare noi. Confidate ogni cosa in Gesù Sacramentato ed in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli» (MB XI 395)

La Chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice diviene il cuore e il centro di irradiazione mondiale della devozione a Maria Ausiliatrice. Ciò che ha sorpreso prima don Bosco e poi la gente è il fatto che Maria si sia praticamente costruita la sua “casa”, contro ogni previsione umana. Don Bosco stesso lo scriveva: «Volle Essa medesima porvi la mano e far conoscere che, essendo opera sua, Ella stessa voleva edificarla: Aedificavit sibi domum Maria» (Maraviglie della Madre di Dio 130).

Durante gli Esercizi spirituali del 1874, parlando della riconoscenza che dobbiamo a Maria, disse ai Salesiani: «Solo in cielo noi potremo stupefatti conoscere ciò che ha fatto Maria Santissima per noi, e la ringrazieremo per tutti i secoli eterni … Ah se tanto io, come voi, o cari figliuoli, avessimo avuto più fede, più confidenza in Dio e in Maria SS. Ausiliatrice, migliaia di più sarebbero state le anime da noi salvate!» QB X 1078).

L’8 dicembre 1884 don Bosco alla “buona notte” disse: «Di tutto siamo debitori a Maria. … La nostra Congregazione è destinata a cose grandissime ed a spargersi per tutto il mondo, se i Salesiani saranno sempre fedeli alle Regole date loro da Maria Santissima» (MB XVII 510). La fedeltà alla Regola e al voto di castità, chiamata “virtù di Maria”, sono

condizioni indispensabili per la fecondità missionaria della Congregazione. «Guarda — rispose la Pastorella nel sogno di Barcellona del 1886 — mettiti di buona volontà: Vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente la virtù di Maria» (MB XVIII 73).

3. L’esperienza dell’essere inviato ai giovani con un particolare stile educativo

«Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere alla forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto» (EG n. 288).

Il fatto che Gesù indichi a Giovannino Bosco sua madre come “Maestra” ci dice che egli trova il “coraggio di educare” mettendosi alla scuola di Maria, la donna che apre la via che conduce a Cristo e al cuore dei giovani.

3.1. Maria indica la missione e il cammino da percorrere

È Maria che chiede a don Bosco di accompagnare la turba dei giovani che gli indica nei sogni, ma è Lei che lo precede e che lo incoraggia a camminare. nonostante le difficoltà e le fatiche del viaggio. Al termine del cammino vede “una stupenda ed alta chiesa”.
L’espressione “questa è la mia casa, di qui la mia gloria” allude non solo alla Basilica, ma all’Oratorio, “casa di Maria” e casa dei giovani. Evoca la missione educativa di don Bosco che si svolgerà in quella “casa” dalla quale deriverà la salvezza e la santità di tanti giovani.
“Noi siamo andati avanti unicamente con la sua protezione: essa benedice chi si occupa della gioventù” (MB XVI 238). “Basta che un giovane entri in una casa Salesiana perché la Vergine SS. lo prenda subito sotto la sua protezione speciale” (Lettera da Roma 1884). La missione di Maria è quella di guidarci a Gesù e quindi l’opera educativa è un’opera di formazione cristiana, simile a una generazione spirituale nella quale Maria è presente.
Maria intercede sia nel guarire il corpo “con grazie strepitose”, ma anche con molteplici grazie spirituali: «Quante grazie Ella tiene preparate, ansiosa che qualcuno gliele domandi! Ricordatevelo, o cari fìgliuoli, che la Vergine ha messe in serbo tutte quelle grazie che sono necessarie a ciascuno di noi per la nostra anima, per il nostro corpo, per i nostri genitori, parenti, amici. Per darcele aspetta solamente che le domandiamo» (MB XIII 408).

3.2. Maria, guida preveniente, incoraggia e insegna uno stile educativo

Il sogno del pergolato di rose è quello che riguarda in modo speciale la missione con i giovani e le condizioni per realizzarla con efficacia (cf MB III 32). Don Bosco nel 1864 si decise di raccontarlo ai più intimi. Lo fece «perché ognuno di noi abbia la sicurezza essere Maria Vergine che vuole la nostra Congregazione». Nel racconto non riferisce solo un sogno, ma «quello che la stessa Beata Madre si compiacque di farmi vedere. Essa vuole che riponiamo in lei tutta la nostra fiducia».
Dopo avere camminato tra le rose e le spine, giunse in una sala meravigliosa adorna di rose profumate senza spine: «Allora la Vergine SS., che era stata la mia guida, mi interrogò.’ “Sai che cosa significa ciò che tu vedi ora e ciò che hai visto prima?”. “No, risposi: vi prego di spiegarmelo”. “Allora ella mi disse: ’Sappi che la via da te percorsa tra le rose e le spine significa la cura che tu hai da prenderti della gioventù: tu vi devi camminare colle

scarpe della mortificazione. Le spine per terra rappresentano le affezioni sensibili, le simpatie o antipatie umane che distraggono l’educatore dal vero fine, lo feriscono, lo arrestano nella sua missione, gli impediscono di procedere e raccogliere corone per la vita eterna. Le rose sono simbolo della carità ardente che deve distinguere te e tutti i tuoi coadiutori. Le altre spine significano gli ostacoli, i patimenti, i dispiaceri che vi toccheranno. Ma non vi perdete di coraggio. Colla carità e colla mortificazione, tutto supererete e giungerete alle rose senza spine» (Ivi 35).
Maria è per don Bosco maestra di educazione preventiva che sostiene nel cammino, incoraggia ad essere audaci, indica la strada e anche le condizioni per l’efficacia della missione. Innanzitutto la carità ardente che si esprime come amorevolezza, lavoro instancabile, purezza di amore, libertà interiore per potersi dedicare totalmente a coloro che ci sono affidati. Senza questa vigorosa ascesi, il cuore rischia di arenarsi nel sentimentalismo e di chiudersi nella frustrazione. L‘ascesi dell’educatore salesiano è dello stesso ordine di quella del padre e della madre di famiglia: è un affetto delicato e forte, ma questo comporta fatiche, rinunce, sacrifici.
La scelta di don Bosco è chiarissima. Per lui la castità è il segno distintivo della nostra Famiglia religiosa: «Ciò che deve distinguerci dagli altri, ciò che deve essere il carattere della Congregazione è la virtù della castità. Essa deve essere il perno di tutte le nostre azioni…. Nei tempi in cui siamo si richiede una modestia a tutta prova e grande castità… Sarà questo il trionfo della Congregazione» (MB XII 224: conferenza di don Bosco del 4 giugno 1876).
Dove c’è amore puro non può esserci chiusura, possesso, ambiguità, ma c’è trasparenza, ampiezza di orizzonti, libertà, quell’affetto non sentimentale, ma radicato nella fede e nella carità che motiva la responsabilità di restare fedeli alla scelta preferenziale per Gesù e per coloro che Egli ci affida. Chi sperimenta la forza di questo amore può maturare a sua volta “nell’amore oblativo, in una purezza irradiante e liberatrice”. La castità rende “trasparenza dell’amore di Dio e riflesso della bontà materna di Maria” (C art. 14).

Conclusione

Don Rinaldi nell’incontro con le FMA al termine degli Esercizi spirituali a Nizza Monferrato il 24 luglio 1922 lasciò il ricordo di essere ausiliatrici nel mondo, prima con chi ci sta vicino, poi con tutti. «Maria Ausiliatrice — commentò — non ha Gesù per sé, ma l’ha per noi e per il mondo. Anche noi dobbiamo averlo per darlo agli altri mediante la nostra carità, la dedizione di tutti noi stessi, secondo l’obbedienza. Mente, cuore, forze, tutto server e ci aiuti a dare Gesù alle anime. Ecco il modo di essere vere ausiliatrici» (CERIA E., Vita del Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi 1951, 292).

Sr. Piera Cavaglià FMA – Roma, triduo di don Bosco 2022

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