Maria, la “tutta bella”, modello della vita consacrata

Ko Ha Fong Maria

Ko Ha Fong Maria

Lo stretto rapporto tra Maria e la vita consacrata è una convinzione di sempre e allo stesso tempo una scoperta inesauribile.

Ancor prima del sorgere di forme organizzate di vita consacrata, esisteva già nella Chiesa la tendenza diffusa di vedere incarnati in Maria i valori che saranno poi sviluppati nella vita consacrata. Infatti i vangeli apocrifi la immaginavano consacrata a Dio in tenere età nel tempio, conducendo un tipo di vita “monacale” (Protovangelo di Giacomo 6-8; Vangelo dello pseudo-Matteo 4,6-7). Diversi padri della Chiesa, come Atanasio, Ambrogio, Girolamo, Agostino, supponevano in lei un voto di verginità. Sulla scia di questa interpretazione alcuni scrittori medioevali attribuivano addirittura a Maria il ruolo di fondatrice della vita consacrata.

Con lo sviluppo della mariologia, questo primitivo pensiero sul rapporto fra Maria e la vita consacrata assume una sempre maggiore consistenza teologica e ricchezza spirituale. Sono stati proprio i religiosi e le religiose a dare il contributo più forte in questa direzione. Sia in Oriente come in Occidente, la vita consacrata è diventata il luogo propizio di crescita e di diffusione della riflessione teologica e della devozione mariana. Numerose congregazioni e istituti religiosi annoverano nella loro spiritualità ispirazione mariana, alle volte molto caratterizzanti. Tra i santi che si distinguono per una peculiare impronta mariana nella loro santità molti sono religiosi e religiose.  

Perché questo legame forte e fecondo? Il Vaticano II ha offerto una risposta illuminante e ricca di implicazioni: i consigli evangelici che i religiosi volontariamente abbracciano “hanno la capacità di maggiormente conformare il cristiano al genere di vita verginale  e povera, che Cristo Signore scelse per sé e che la sua Vergine Madre abbracciò” (Lumen Gentium, n.46). Esiste quindi, tra Maria e la vita consacrata una sintonia profonda di vita, una consonanza intima e reale.

Il magistero post conciliare continua a sottolineare questo rapporto. Un’ espressione eloquente della sua importanza si ha nel gesto di Giovanni Paolo II di indirizzare una lettera A tutte le persone consacrate in occasione dell’anno mariano (22 maggio 1988). Il papa ha voluto fare di questa lettera un prolungamento dell’enciclica Redemptoris Mater nella prospettiva della vita consacrata. E’ il testo magisteriale più sviluppato sul rapporto tra Maria e la vita consacrata. Con esso il papa invita tutte le persone che seguono Cristo mediante questa forma di vita a “rinnovare la consapevolezza del legame esistente tra la Madre di Dio e la propria vocazione nella Chiesa” e a “rispecchiare nella Chiesa la presenza di Maria” attraverso la loro consacrazione e il loro servizio apostolico.

Nell’esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata questo rapporto viene riaffermato e ulteriormente riflettuto con un tocco particolare di freschezza e di bellezza.

Una delle caratteristiche più evidenti di questa esortazione apostolica è la visione estetica della vita consacrata. Più che un trattato sistematico, il documento si presenta quasi come un inno di stupore, scaturito dalla contemplazione della bellezza di questo grande dono di Dio alla Chiesa. Le parole emanano vitalità, entusiasmo e gioia. La vita consacrata è vista come un riflesso della bellezza di Dio. I consacrati sono chiamati ad una “esistenza trasfigurata”, capace di “rendere visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile umanità delle persone chiamate” (n.20). “La vita consacrata rispecchia lo splendore dell’amore di Dio” (n.24) e allo stesso tempo è “segno di una sovrabbondanza di gratuità e d’amore” da parte delle persone che accolgono la chiamata (n.104). E’ “un’espressione particolarmente profonda della Chiesa Sposa” e allo stesso tempo la abbellisce, rendendola sempre più come una sposa adornata per il suo sposo (n.19). La vita consacrata è “una delle tracce concrete che la Trinità lascia nella storia, perché gli uomini possano avvertire il fascino e la nostalgia della bellezza divina” (n. 20). La sua tensione escatologica concretizzata in missione la rende dinamica, creativa, “al servizio della definitiva irradiazione della gloria divina” (n. 27). “La ricerca della bellezza spinge le persone consacrate a prendersi cura dell’immagine divina deformata nei volti di fratelli e sorelle” (n.75). Coinvolti nelle bellezza di Dio, essi s’impegnano a presentare ad altri “il fascino della persona del Signore Gesù e la bellezza del totale dono di sé alla causa del Vangelo” attirandoli alla stessa sequela (n.64).

In questo clima estetico Maria viene posta davanti ai consacrati come modello, bello, affascinante, coinvolgente. “Maria è colei che, fin dalla sua concezione immacolata, più perfettamente riflette la divina bellezza. “Tutta bella” è il titolo con cui la Chiesa la invoca” (n.28).

Fin dai primi secoli la Chiesa contempla Maria come la tota pulchra, la tutta bella, la madre della bellezza, perché ha dato corpo all’”autore della bellezza” (Sap 13,3), allo “splendore della luce eterna”. La liturgia applica a lei l’elogio alla sposa del Cantico dei Cantici: “Tutta bella sei… in te non c’è nessuna macchia” (Ct 4,7). Molti sono gli scritti, i canti, le poesie, le preghiere sorti lungo i secoli, che esaltano questa bellezza impareggiabile; soprattutto i padri e gli scrittori dell’Oriente colgono con particolare sensibilità il mistero della bellezza, della pienezza e dell’armonia che rifulge in Maria. S. Giovanni Damasceno chiama Maria “la tutta bella, totalmente vicina a Dio”, Dionigi lo pseudo-Areopagita indirizza alla Theotókos questa preghiera: “Io desidero che la tua icona si rifletta nello specchio delle anime e le conservi pure sino alla fine dei secoli, rialzi coloro che sono curvati verso terra e doni speranza a coloro che considerano e imitano l’eterno modello della bellezza…”. Anche Paolo VI descrive Maria come “la donna vestita di sole, nella quale i raggi purissimi della bellezza umana s’incontrano con quelli sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale”. L’ammirazione per la bellezza di Maria non cesserà mai nella storia, come lei stessa ha detto nel suo  Magnificat: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48). Le persone consacrate, per la loro intensa sintonia di vita con Maria, si sentono attratte in modo particolare. Giovanni Paolo II afferma nella Vita consecrata : “Il rapporto con Maria Santissima, che ogni fedele ha in conseguenza della sua unione con Cristo, risulta ancora più accentuano nella vita delle persone consacrate” (n. 28).

Nell’esortazione apostolica i riferimenti mariani non si impongono per quantità, tuttavia la presenza di Maria e la sua esemplarità nella vita consacrata sono una delle convinzioni fondamentali. Il papa afferma: “In tutti gli Istituti di vita consacrata vi è la convinzione che la presenza di Maria abbia un’importanza fondamentale sia per la vita spirituale di ogni singola anima consacrata, sia per la consistenza, l’unità, il progresso di tutta la comunità”(n.28). Nel primo capitolo che ha per titolo «Confessio Trinitatis. Alle sorgenti cristologico-trinitarie della vita consacrata», i richiami a Maria sono particolarmente numerosi e densi. C’è un paragrafo tutto dedicato a Maria : La Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela (n. 28). Il papa addita Maria, quale “esempio sublime di perfetta consacrazione”, nella sua piena accoglienza del dono divino e nel suo totale inserimento alla vita trinitaria. Nel secondo capitolo: «Signum Fraternitatis. La vita consacrata segno di comunione nella Chiesa», che dà ampio spazio alla descrizione dei diversi tipi di vita comune, delle diverse componenti e diverse strutture di collaborazione all’interno della vita consacrata, Maria non viene nominata esplicitamente. Nel terzo capitolo: «Servitium Caritatis. La vita consacrata epifania dell’amore di Dio nel mondo», richiamando all’esigenza prioritaria emersa nel Sinodo, cioè d’un deciso impegno di vita spirituale, il papa esorta fra l’altro alla meditazione delle parole e degli esempi di Maria negli scritti del Nuovo Testamento(n. 94), invita a rinnovare quotidianamente l’unione spirituale con Maria nella preghiera (n. 95). Inoltre, parlando degli “areopaghi della missione” oggi, in particolare dell’impegno dei religiosi nel campo educativo, egli sottolinea che l’educazione è una delle espressioni più significative della maternità della Chiesa, ad immagine di Maria (n. 97). Il documento termina con due preghiere formulate nello stesso afflato estetico che pervade tutto il testo : una alla Trinità, in cui si chiede per le persone consacrate, il dono d’essere “specchio della divina bellezza” (n. 111), l’altra a Maria, invocata come “figura della Chiesa, Sposa senza ruga e senza macchia”, chiedendole di sostenere le persone consacrate nel loro tendere all’eterna e unica Beatitudine, e di insegnare loro a proclamare le meraviglie che il Signore compie nel mondo, vivendo un’esistenza trasfigurata nella sequela di Cristo (n. 112).

Concentriamo l’attenzione sul primo capitolo, in cui l’esemplarità di Maria nella vita consacrata viene trattata in modo tematico. Questo capitolo è suddiviso in quattro parti: I. La lode della Trinità, II. Tra Pasqua e compimento, III. Nella chiesa e per la Chiesa, IV. Guidato dallo Spirito di santità. Il paragrafo dedicato a “La Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela” (n.28) si trova alla fine della seconda parte. La collocazione è significativa. Inserita totalmente nel mistero della Trinità, tutto nella vita di Maria appare riferito a Dio, tutto rispecchia la bellezza del mistero divino. Ma pur essendo vicinissima a Dio, Maria non è lontana dal cammino quotidiano, dall’impegno di trasfigurazione delle persone consacrate. Ella precede, accompagna e rifulge davanti a loro nella sua bellezza affascinante. Questa esemplarità di Maria non vale solo per le singole persone consacrate o le singole famiglie religiose, ma ha una dimensione ecclesiale, in quanto Maria è figura della Chiesa. La bellezza di Maria è un riflesso della bellezza della Chiesa Sposa, a cui Dio ha fatto il grande dono della vita consacrata. Nella misura in cui le persone consacrate s’impegnano in una conversione piena e in un cammino di santità, diventano sempre più trasfigurati, assomiglianti a Dio e a Maria, e allo stesso tempo, rendono più bella la Chiesa.

Da questa trama generale emergono in particolare alcuni atteggiamenti di Maria, a cui il papa ha dato maggior rilievo.

  1. “Maria si pone come modello di accoglienza della grazia da parte della creatura umana” (n.28). Il suo consenso alla divina parola ha dato campo libero a Dio perché possa compiere grandi cose in lei e nel mondo. Ciò “ricorda ai consacrati il primato dell’iniziativa di Dio” (n.28) e rafforza in loro la consapevolezza della vita come dono e come vocazione.
  2. Maria è “maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio”. E’ “la prima discepola di Cristo” (n.18). “Pronta nell’obbedienza, coraggiosa nella povertà, accogliente nella verginità feconda” (n.112), ella ha aderito per prima al genere di vita di Cristo, che i consacrati s’impegnano a vivere mediante la professione dei consigli evangelici.
  3. Maria è modello nella partecipazione al mistero pasquale, da cui è scaturito il dono della vita consacrata. “Nella contemplazione di Cristo crocifisso trovano ispirazione tutte le vocazioni; da essa traggono origine, con il dono fondamentale dello Spirito, tutti i doni e in particolare il dono della vita consacrata” (n.23). Giovanni, il discepolo amato, ha ricevuto questo dono dopo Maria e accanto a lei ai piedi della croce. Giovanni è “tra i primi della lunga schiera di uomini e donne, che dagli inizi della chiesa fino alla fine, toccati dall’amore di Dio, si sentono chiamati a seguire l’Agnello immolato e vivente, dovunque Egli vada” (n. 23). E Maria li precede e li accompagna sempre.
  4. Maria è madre delle persone consacrate. “Nella Vergine la persona consacrata incontra, inoltre, una Madre a titolo del tutto speciale. Infatti, se la nuova maternità conferita a Maria sul Calvario è un dono fatto a tutti i cristiani, essa ha un valore specifico per chi ha consacrato pienamente la propria vita a Cristo. “Ecco la tua Madre!” (Gv 19,27): le parole di Gesù al “discepolo che egli amava” (Gv 19,26) assumono particolare profondità nella vita della persona consacrata. Essa è chiamata, infatti, con Giovanni a prendere con sé Maria Santissima (cf Gv 19,27), amandola e imitandola con la radicalità propria della sua vocazione e sperimentandone, di rimando, una speciale tenerezza materna. La Vergine le comunica quell’amore che le consente di offrire ogni giorno la vita per Cristo, cooperando con Lui alla salvezza del mondo”(n.28).
  5. Maria modello di fecondità sponsale. Il papa sottolinea la dimensione sponsale della vita consacrata e propone alla contemplazione la pagina suggestiva degli Atti degli Apostoli che presenta Maria con gli apostoli nel cenacolo in attesa orante della Spirito Santo. Egli vede qui “un’immagine viva della Chiesa-Sposa, attenta ai cenni dello Sposo e pronta ad accogliere il suo dono” (n.34). Da questo amore sponsale proviene una particolare fecondità, che contribuisce al nascere e al crescere della vita divina nei cuori. “La persona consacrata, sulla tracce di Maria , nuova Eva, esprime la sua spirituale fecondità facendosi accogliente alla Parola, per collaborare alla costruzione della nuova umanità con la sua incondizionata dedizione e la sua viva testimonianza” (n.34). 

Concludendo vogliamo richiamare l’appello fiducioso che il papa rivolge alle persone consacrate alla fine della sua Esortazione Apostolica: “vivere pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar mancare a questo mondo un raggio della divina bellezza che illumini il cammino dell’esistenza umana”. Pur consapevole delle difficoltà reali, il papa invita alla gioia e alla speranza: “I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone consacrate la gioia che proviene dall’essere con il Signore” (n.109). “Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi” (n. 110). In fondo, è lo spirito della Vergine del Magnificat che deve animare le persone consacrate oggi, lo spirito di riconoscenza, di stupore, di contemplazione, di umile servizio, di fiducia coraggiosa, di profezia e di speranza.

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Por Afonso Murad, marista, é doutor em Teologia. Professor na Faje (Faculdade Jesuíta), e no Ista (Instituto Santo Tomás de Aquino) em Belo Horizonte. Autor de várias obras, entre as quais: Maria, toda de Deus e tão humana – Compêndio de Mariologia (Paulinas/Santuário); O que Maria tem a dizer às mães de hoje? (Paulus); Gestão e espiritualidade (Paulinas). E-mail: murad4@marista.edu.br; blog: maenossa.blogpot.com