Maria

Quando penso a Maria a Nazareth non posso fare a meno di pensare alle tante Volontarie di Don Bosco che nei vari angoli del mondo vivono la sua stessa esperienza di donna, di amica, di madre.

La nostra vocazione ci richiede, infatti, di restare pienamente inserite nel mondo per trasformarlo dal di dentro e, mantenendo un riserbo sulla nostra scelta di consacrazione, operare con libertà ed efficacia, condividendo il quotidiano con tutta la gente che ogni giorno incontriamo. 

È la stessa esperienza di Maria: Lei “viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro…” (Apostolicam actuositatem, n. 4). Ha vissuto come vive la maggioranza della gente e, impegnata nelle attività quotidiane, ha condiviso le condizioni di vita di tante donne del suo paese. Mi piace immaginarla ad attingere l’acqua alla fontana o ad impastare il pane per Gesù e Giuseppe, indaffarata tra pentole e vestiti da rammendare o seduta al fresco nel cortile con le sue vicine a parlare della loro giornata, a mettere in ordine la sua casetta o a far quadrare i conti perché non mancasse niente alla famiglia.  E la sera anche lei arrivava stanca dopo una giornata di intenso lavoro e forse sentiva gli acciacchi degli anni che passavano. 

Gesti di vita normale, ordinaria, fatta di cose concrete. Vista con gli occhi di chi guarda all’apparenza, potrebbe apparire come una donna “senza storia”, di quelle che vivono nell’oscurità e nell’anonimato, senza lasciare traccia. Gesti ordinari i suoi, come quelli che costituiscono l’esistenza della gran parte delle donne dei nostri paesi. Ma è nel “rovescio della storia” che si tessono i ricami e i disegni più belli e significativi dell’umanità! Lei è essenzialmente la donna di ogni giorno, come la definiva il Servo di Dio Mons. Don Tonino Bello. Proprio come si propone di essere, seguendo il suo esempio, la Volontaria di Don Bosco.

Le nostre Costituzioni ci dicono: “Maria è per noi modello di vita consacrata nella secolarità. In Lei ritroviamo gli elementi propri della nostra vocazione. Accogliendo con fede il mistero di Cristo nel quotidiano, visse la sua consacrazione a Dio senza che nulla la distinguesse dalle donne del suo tempo, e trovò nel lavoro un mezzo di vita e di santificazione. Attenta alle necessità degli altri, amò la giustizia, fu fedele anche nei momenti difficili, accettò sul Calvario la maternità spirituale che la rese Madre di tutti gli uomini. In Lei troviamo l’aiuto di una presenza materna; con Lei vogliamo riconoscere le meraviglie operate dal Padre”.

Penso allora a Graziella, pensionata…“in attività”: nel suo paese la conoscono tutti perché per tutti ha una parola, un sorriso, un gesto affettuoso. La conoscono soprattutto le famiglie povere alle quali la sera porta la cena raggranellata tra la merce rimasta invenduta nei panifici e nei supermercati che lei ha sensibilizzato alla condivisione; la conoscono i ragazzi che non amavano andare a scuola perché nessuno aveva detto loro che “ce la potevano fare” e che la vedono donare il suo tempo, seduta accanto a loro per far ripassare la storia, far trovare la soluzione dei problemi di matematica o per incoraggiarli a svolgere un tema,… ed ora capiscono che anche loro possono ottenere buoni risultati; la conoscono quelle donne che sanno di poterla trovare sempre disponibile ad ascoltarle e a sostenerle quando il peso della vita fa sembrare ogni cosa insostenibile… Gesti nascosti, gesti semplici, ma che, assieme ai milioni di persone convinte che il Vangelo migliora  il mondo, aggiungono quella goccia che contribuisce a creare l‘immenso oceano di bene!  

Penso a Chiara, medico in un grande ospedale: ore ed ore passate in reparto a dividere non solo medicine, ma anche speranza e coraggio. Nascosta dentro una tuta di protezione, continua a regalare gesti di affetto, di attenzione a tutti quei pazienti che, lontani dai familiari, sperimentano la paura dell’isolamento e della morte per COVID. L’aiuto a fare una video-chiamata alla famiglia, una stretta di mano, un gesto di tenerezza,…: piccoli segni, ma che fanno la differenza e che rendono più umano questo mondo che ci appartiene! 

Penso a Naomi, che vive in un villaggio africano: ha un lavoro precario che svolge con competenza e dedizione. A lei, però, non basta: vede attorno a sé tanti bambini che vivono sulla strada, soli, alla mercé di tanti pericoli. Non ci pensa due volte: li accoglie nella sua casa, fa loro da mamma e loro scoprono il calore di una famiglia. Lei guarda all’Ausiliatrice e si fa a sua volta ausiliatrice dei più fragili e bisognosi. Una vocazione, la sua, feconda, che apre alla speranza e colora d’amore questa terra che ci è stata consegnata come un tesoro prezioso! 

Penso a Lorena, ammalata di cancro, nel suo letto di sofferenza: è giovane, ma non può fare ciò che fanno le ragazze della sua età. Lei soffre e offre ogni giorno, unita a Gesù crocifisso, per i bisogni dell’Istituto, della Chiesa, del mondo e sa che questa sua missione di croce contribuisce a dare vita.

E penso ad Anna, ormai avanti in età: ha fatto la sua prima professione ben 63 anni fa e ha regalato all’Istituto e alla missione tutte le sue energie, con creatività e generosità. Oggi non può muoversi da casa, soffre di un abbassamento di udito e ha perduto quasi totalmente la vista. Lei, però, vive da Volontaria attiva come può nella sua situazione e attraverso la preghiera continua a donare e a donarsi. “Prego tutto il giorno per coloro che lavorano “in trincea” – ama ripetere -. In compagnia di Maria, ho uno strumento potente per lavorare anch’io: il Rosario!”.

È vero: come tutti i cuori salesiani, anche noi VDB, con la fiducia totale nella presenza di Maria Ausiliatrice, unite in comunione attraverso la preghiera del Rosario, deponiamo sotto il suo manto tutte le persone e le situazioni che abbiamo incontrato nella giornata o di cui siamo venute a conoscenza… A volte, come faceva don Rinaldi, qualcuna mette anche un bigliettino sotto la sua statua, sicura delle parole di don Bosco: «Voglio dirvi solo che la Madonna vi vuole molto, molto bene. E, sapete, essa si trova qui in mezzo a voi!»; «La Madonna passeggia in questa casa e la copre con il suo manto» (Memorie Biografiche XVII, 557).

E con Maria vogliamo camminare, seguire le sue orme, perché con Lei, che ha vissuto come noi totalmente consacrata a Dio e immersa nel quotidiano, siamo certe di poter portare uno sprazzo di luce nel cuore del mondo.

Maria la vogliamo sentire così. Di casa. Mentre parla il nostro dialetto. Esperta di tradizioni antiche e di usanze popolari. Vogliamo vederla così. Immersa nella cronaca paesana. Con gli abiti del nostro tempo. Che non mette soggezione a nessuno. Che si guadagna il pane come le altre. Che parcheggia la macchina accanto alla nostra. Donna di ogni età: a cui tutte le Figlie di Eva, quale che sia la stagione della loro vita, possano sentirsi vicine” (Don Tonino Bello)